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“Un’elemosina che umilia la dignità della cura

​Il Disegno di Legge sul riconoscimento e la tutela del caregiver familiare è finalmente arrivato alla Camera. Con 15 articoli e un fondo di circa 250 milioni di euro, il testo firmato dalla Ministra Alessandra Locatelli punta a normare una figura finora invisibile.

Tuttavia, dietro le definizioni tecniche si nasconde una realtà che sta sollevando durissime proteste da parte delle associazioni e del Terzo Settore.

​I Punti Chiave della Riforma (Analisi Tecnica)
​Il DDL introduce una classificazione rigida basata sul “carico assistenziale”. La distinzione non è solo formale, ma determina l’accesso ai (pochi) fondi disponibili.
​La piramide dell’assistenza

​Caregiver Prevalente: Oltre 91 ore settimanali di cura (convivente). È l’unico profilo che ha diritto al contributo economico.
​Caregiver Intermedio: Tra 30 e 90 ore (convivente).
​Caregiver Non Convivente: Almeno 30 ore settimanali.
​Caregiver “Leggero”: Tra 10 e 29 ore settimanali.

​Il Bonus: una cifra variabile
​Il contributo economico previsto è di massimo 1.200 euro a trimestre (circa 400€ al mese).

Ma attenzione: la cifra non è garantita. Il testo specifica che l’importo esatto verrà calcolato ogni tre mesi dall’INPS in base al numero di domande. Se le richieste aumentano, la quota pro capite scende.

Per averne diritto, bisogna avere un ISEE inferiore a 15.000€ e un reddito da lavoro quasi inesistente (sotto i 3.000€ annui).

​il redazionale di Anna Gyeka

​Il testo del DDL AC 2789 non è una vittoria: è un atto di miopia politica che offende chi ogni giorno dedica la propria vita all’assistenza. Come Rainbow Puglia, sentiamo il dovere di denunciare un impianto normativo che sembra scritto da chi non ha mai varcato la soglia di una casa dove si vive la disabilità grave.

​La trappola delle 91 ore
​Definire un caregiver “prevalente” solo se supera le 91 ore settimanali significa istituzionalizzare lo sfruttamento. Stiamo parlando di 13 ore al giorno, ogni singolo giorno dell’anno.

È una richiesta disumana che nega il diritto al riposo, alla salute e alla vita sociale. Lo Stato sta dicendo: “Ti diamo una mancia, ma solo se accetti di essere uno schiavo domestico h24”.

​L’umiliazione del “Bonus Variabile”
​Legare il contributo a un ISEE di 15.000 euro significa escludere il ceto medio, già stremato dai costi insostenibili delle terapie e dell’assistenza privata che il pubblico non garantisce.

Ma l’insulto finale è l’incertezza della cifra: una famiglia non può pianificare la propria sopravvivenza su un contributo che cambia ogni tre mesi come in una lotteria.
​Il confronto che ci condanna

​Mentre in Europa (Germania, Francia, Paesi Scandinavi) il caregiver è riconosciuto come un pilastro del welfare con tutele previdenziali certe e servizi di sollievo strutturati, l’Italia sceglie la via del “bonus elettorale”.

In Germania bastano 10 ore settimanali per attivare tutele reali; da noi se ne pretendono 91 per elemosinare 400 euro.

​Non accettiamo questo “realismo” che sacrifica le persone. Chiediamo che il Parlamento emendi profondamente questo testo. Non vogliamo mance, vogliamo diritti, contributi previdenziali veri e la libertà di non dover scegliere tra la cura di un caro e la propria dignità di esseri umani.

#DirittiUmani #rdrnnetwork #annagjeka

​A cura di Anna Gjeka – Coordinatrice Rainbow Puglia la voce dell’unicità Le voci uniche della Valle d’Aosta Rainbow – Diversamente RADIO TV Autismo i nostri figli Autismo Cerignola e provincia Rete Caregiver e Disabilità Italia

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