Diagnosi “Fast-Food”
Se la UONPIA ( U.O.: Unità Operativa N: Neuropsichiatria P: Psicologia I: dell’Infanzia A: e dell’Adolescenza ignora chi vive la realtà ogni giorno.
L’inclusione non è un concetto astratto da confinare tra le pagine di un manuale di pedagogia.
L’inclusione è ascolto, è presenza, è la capacità delle istituzioni di guardare negli occhi un ragazzo e riconoscerne il percorso.
Eppure, quello che è accaduto ad Alice (nome di fantasia) racconta una storia diversa: quella di una sanità territoriale che sembra aver smarrito la sua bussola umana, trasformando la cura in una pratica burocratica da sbrigare nel minor tempo possibile.
Trenta minuti per giudicare dieci anni di vita
La scuola di Alice ha lanciato un allarme chiaro, espresso con la forza di chi osserva la ragazza quotidianamente: Alice si sta discostando dalla realtà.
Una regressione che ha spinto gli insegnanti e la famiglia a chiedere un’immediata rivalutazione.
La risposta della Uonpia? Un incontro lampo.
Dopo dieci anni di presa in carico, durante i quali Alice è stata vista dai medici non più di tre volte, una neuropsichiatra “nuova” – che non ha mai incrociato lo sguardo di Alice prima d’ora – ha stabilito in soli trenta minuti che “tutto va bene” e che “la situazione resta invariata”.
Il muro dell’arroganza contro la verità del quotidiano
Come può un colloquio di mezz’ora valere più dell’osservazione costante di chi vive con Alice 24 ore su 24? Com’è possibile che il parere di una rete scolastica attenta e di una famiglia presente venga liquidato come irrilevante?
L’arroganza di chi pensa di “saperne di più” in dieci minuti rispetto a chi Alice la tiene per mano ogni giorno è il vero ostacolo al progresso di questi ragazzi.
La diagnosi non può essere un “copia e incolla” per mettere a tacere le richieste di aiuto. Quando la scuola e la famiglia parlano la stessa lingua e lanciano lo stesso SOS, ignorarli non è solo un errore clinico: è un fallimento istituzionale.
”Non accettiamo che il destino di un’unicità venga deciso con il cronometro in mano. La realtà di Alice merita rispetto, non sbrigatività.”
Messaggi di Forza: Noi non ci fermiamo
Nonostante il muro di gomma, il messaggio che vogliamo lanciare oggi è di estrema positività e fermezza. Non resteremo in silenzio davanti a valutazioni superficiali.
La verità è nella costanza: Nessun camice bianco può conoscere Alice meglio di chi ne raccoglie le sfide ogni mattina. La nostra testimonianza è la base su cui costruire il futuro, non un fastidio da gestire.
L’unione è la nostra corazza: Vedere scuola e famiglia unite nella stessa battaglia è la prova che Alice non è sola. Questa alleanza è il motore che smuoverà anche le istituzioni più pigre.
L’unicità splende oltre la burocrazia: Alice non è un numero di pratica. È un universo di emozioni, sogni e fragilità che proteggeremo con ogni mezzo necessario.
La Voce dell’Unicità: Un impegno che continua
Come Coordinatrice Rainbow, ribadisco che la nostra missione è dare voce a chi non viene ascoltato. Se la Uonpia sceglie la strada della semplificazione, noi sceglieremo quella della persistenza.
Non ci fermeremo finché Alice non riceverà l’attenzione e il supporto che il suo percorso attuale richiede.
Trasformiamo la rabbia in azione costruttiva.
La bellezza di Alice e di tutti i ragazzi come lei risiede proprio nella loro complessità: una complessità che merita tempo, dedizione e, soprattutto, un’immensa dose di umanità.
Redazione Puglia – Coordinatrice RDRnetwork.it : Anna Gjeka, La Voce dell’Unicità


Sono Tamara, mamma della protagonista del racconto….grazie mille per aver dato voce a questa nostra pessima esperienza, purtroppo la realtà attuale è quella sopra descritta……non ci sono altre parole, resta solo il nostro sentirci sempre più soli e ignorati…..ma va bene così, noi non ci arrendiamo !!!