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Non è una “ragazzata”

A Catanzaro, un video diventato virale mostra alcune ragazze che deridono e provocano un ragazzo con disabilità mentre si trova alla fermata dell’autobus. Viene filmato con il telefono, sollecitato con frasi sarcastiche, esposto alle risate del gruppo. Poi quel video viene pubblicato sui social.

Non è una “ragazzata”.

È umiliazione pubblica.

Quando una persona viene ripresa e diffusa online per essere ridicolizzata, non siamo più davanti a semplice maleducazione. Siamo davanti a un comportamento che può avere rilevanza penale.

Esporre qualcuno al pubblico ludibrio davanti a una platea potenzialmente illimitata può integrare la diffamazione aggravata, perché si colpisce la reputazione e la dignità davanti a più persone, con l’amplificazione dei social.

Se una persona viene accerchiata, provocata, messa in difficoltà e costretta a subire quella situazione contro la propria volontà, si può entrare nel campo della violenza privata, che non richiede necessariamente contatto fisico ma riconosce anche la coercizione psicologica.

Se quella condotta genera ansia, paura o un disagio persistente, si può arrivare fino agli atti persecutori.

Ma c’è un aspetto ancora più delicato: la cosiddetta minorata difesa.

La legge considera più grave un fatto quando è commesso approfittando di circostanze che rendono più difficile la difesa della vittima. Significa che, se una persona si trova in una condizione di vulnerabilità concreta, quel contesto può incidere sulla valutazione della gravità del fatto.

Non è una questione di vendetta.

È una questione di giustizia.

In quel video non c’è un contenuto virale.

C’è una persona.

Una persona con una dignità che non può essere trasformata in spettacolo per qualche visualizzazione.

E questo dovrebbe bastare.

#disability#inclusione#disabilityawareness#autism

di MORENA MANFREDA – https://www.facebook.com/Shanyetta84

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