Inclusione e disabilità, Belgianni “Superare l’assistenzialismo per costruire una società realmente accogliente”
La disabilità continua a essere percepita nella società contemporanea come sinonimo di fragilità, ma questa visione, se non accompagnata da politiche inclusive, rischia di trasformarsi in una nuova forma di isolamento. È quanto emerge dall’intervista ad Alessia Belgianni, sociologa e criminologa, intervenuta ai microfoni di una trasmissione radiofonica dedicata ai temi dell’inclusione e delle politiche sociali. Secondo Belgianni, le persone con disabilità vengono spesso considerate esclusivamente come soggetti da proteggere e assistere, dimenticando che prima di tutto sono esseri umani portatori di desideri, emozioni e diritto alla piena partecipazione sociale. «La diversità – sottolinea – non deve mai diventare motivo di esclusione, ma può rappresentare una forma di bellezza, perché ogni individuo è unico».
Un nodo critico resta quello del pregiudizio, che incide non solo sull’accesso alle opportunità, in particolare lavorative, ma anche sul benessere psicologico delle persone con disabilità. Le barriere, infatti, non sono soltanto fisiche, ma soprattutto socioculturali ed emotive, capaci di generare sentimenti di svalutazione, solitudine e disagio. Particolare attenzione viene posta anche al mondo giovanile, dove la fragilità altrui può diventare terreno di discriminazione e violenza, non solo in ambito scolastico ma anche nei contesti informali della quotidianità. Da qui l’urgenza di un intervento educativo e culturale più profondo. Sul fronte delle politiche sociali e dei servizi, Belgianni evidenzia la necessità di superare una logica puramente assistenzialista, puntando su progetti inclusivi e personalizzati: attività di gruppo, sport, percorsi individualizzati e un coinvolgimento attivo delle famiglie. Fondamentale, inoltre, il ruolo delle associazioni e dei professionisti del sociale nel costruire reti di supporto capaci di restituire dignità, autonomia e senso di appartenenza.
«Accogliere la fragilità senza giudizio – conclude – è il primo vero passo verso una società più giusta». Un messaggio chiaro, che richiama istituzioni e comunità a una responsabilità condivisa: l’inclusione non è un gesto di carità, ma un diritto.
