Gli insegnanti di sostegno, quelli bravi, si prendono cura delle piccole conquiste
“Ancora una volta, mi sono trovata sola a difendere il valore di una bambina.
Ma anche a difendere il senso più profondo del nostro lavoro.
In questi anni di ruolo ho imparato che fare l’insegnante non è solo spiegare, valutare, correggere.
È anche e soprattutto, lottare.
Lottare per garantire ai bambini un ambiente giusto, dignitoso.
Per ottenere progetti su misura, sussidi fondamentali.
Per creare, ogni giorno, un clima accogliente, inclusivo.
Per far sentire meno soli i genitori, sempre più spesso stanchi, scoraggiati.
Oggi, vi parlo con una tristezza nel cuore, perché mi sono trovata a dover di nuovo combattere.
Non contro la burocrazia, non contro i tagli.
Contro una collega.
Durante una riunione, arriva una comunicazione dalla direzione: poche ore per il sostegno, si copriranno solo i casi gravi, quelli a rischio.
Una collega, alza la voce e con disprezzo dice:
“Dare tutte queste ore a P. è esagerato. Tanto una come lei, che porta il pannolone, non imparerà mai a leggere o scrivere… e non fa nemmeno didattica!”
Io profondamente disgustata le rispondo, con voce ferma, anche se mi tremano le mani:
“Ogni bambino ha i suoi obiettivi. I suoi tempi. E tu non sei nessuno per parlare così.
P. ha fatto progressi incredibili in seconda: si lava le mani da sola, apre la cerniera del giubbino, inizia a essere autonoma. Questa è didattica. Questa è vita.”
Ma intorno a me… silenzio.
Le colleghe di classe? Mute.
Le altre trenta persone in riunione? Zitte.
Ero sola.
Sola a difendere una bambina e, con lei, tutti quelli come lei.
Sola contro un muro di pregiudizi.
Viviamo in una società spesso dura, spietata.
E continuiamo a chiederci se vale la pena investire su chi “non farà didattica”…
Sì, i tagli ci sono ma io non posso e non voglio accettare che il valore di un bambino si misuri su ciò che sa leggere o scrivere.
Perché anche chi non ricorderà un capitolo di storia può imparare a stare al mondo.
A comunicare, a esprimere bisogni, a relazionarsi, a vivere con dignità.
E questa, signori e signore, è la prima, vera missione della scuola.
Anche se qualcuno… ancora non l’ha capito.
Io non so se cambierò il mondo.
Ma so che ogni giorno provo a cambiare lo sguardo con cui lo si guarda.
Ogni bambino ha diritto a essere visto.
A essere ascoltato.
A essere accompagnato nel suo cammino, per quanto diverso possa essere dagli altri.
Perché l’inclusione non è un’ora in più o in meno.
Non è un progetto a fine anno.
Inclusione è presenza. È rispetto. È scelta.”
Una maestra di sostegno
Gli insegnanti di sostegno, quelli bravi, a volte sembrano da soli.
Ma in realtà portano con sé la voce di chi non sa ancora parlare, la forza di chi viene spesso dimenticato e la speranza di un mondo più giusto.
E lottano perché ne vale la pena. Sempre.

