Il 2026 sta passando alla storia come l’anno in cui la disabilità cambia volto in Italia. Non è uno slogan: è la Riforma della disabilità, avviata dal decreto legislativo n. 62 del 2024, che sta rivoluzionando il modo in cui la condizione di disabilità viene riconosciuta, accompagnata e valorizzata. Un cambio di paradigma che si allinea ai principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18 del 2009.
Dalla legge delega al decreto: un percorso lungo e virtuoso
Tutto nasce dalla legge delega n. 227 del 2021, che ha dato al Governo il mandato di riordinare l’intera disciplina in materia di disabilità. Il cuore della riforma è proprio il decreto legislativo 62/2024, costruito su un principio semplice ma profondamente innovativo: guardare alla persona e non alla sua diagnosi.
La disabilità, secondo il nuovo modello, non può essere ridotta a una percentuale sanitaria. Si parla di valutazione di base e valutazione multidimensionale, strumenti che considerano le barriere – architettoniche, comunicative, sociali, culturali – che ostacolano la piena partecipazione alla vita di tutti i giorni. È l’approccio bio-psico-sociale, raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che diventa finalmente prassi.
Il Progetto di vita: il cuore della riforma
L’elemento più atteso è senza dubbio il Progetto di vita: un percorso personalizzato, costruito partendo dai bisogni, dalle aspettative e dagli obiettivi della persona con disabilità. Niente più prestazioni a compartimenti stagni, ma un disegno unitario che mette in rete sanità, scuola, lavoro, abitare e partecipazione sociale.
E proprio in questi giorni il Ministero per le Disabilità e l’INPS stanno accelerando. Dal 4 agosto 2026 sono attivi due nuovi servizi digitali nell’ambito del SISDA – Sistema Informativo Salute, Disabilità e Anziani – che permettono di trasmettere l’istanza di avvio del Progetto di vita all’Ambito Territoriale Sociale (ATS) competente e di seguirne la gestione direttamente dal portale INPS. Meno carta, meno code, più vicinanza alle famiglie.
La sperimentazione sul territorio e i prossimi passi
La riforma procede per tappe. Sono già interessate dalla sperimentazione le province della prima fase (dal 1° gennaio 2025: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste), quelle della seconda fase (dal 30 settembre 2025) e, dal 1° marzo 2026, altre 40 province, comprendendo città come Roma, Torino, Milano, Bologna, Catania e, nel nostro Sud, Caserta e Reggio Calabria.
Per gli anziani ultrasettantenni con patologie croniche e ingravescenti, dal 1° giugno 2026 continua ad applicarsi, come dispone il decreto-legge n. 19/2026, la procedura tradizionale di accertamento, per non lasciare indietro nessuno in questa fase di transizione. Dal 1° gennaio 2027 la nuova disciplina entrerà a regime su tutto il territorio nazionale.
Una marcia in più: Disability Card e accessibilità
Accanto alla riforma, crescono gli strumenti quotidiani. La Disability Card permette di accedere a servizi e sconti in ambito di trasporti, cultura e tempo libero in Italia e negli altri Paesi UE aderenti, sostituendo di fatto i vecchi certificati cartacei. E il decreto legislativo n. 222 del 2023 ha introdotto il principio dell’accessibilità universale: ambienti e servizi pubblici devono essere fruibili da tutte le persone, su base di uguaglianza.
Tanti pezzi di un mosaico che, finalmente, sta prendendo forma. Come ci ricorda l’attuazione della riforma, investire sui diritti delle persone con disabilità non è un costo: è la costruzione di una società capace di includere e, per questo, più ricca per tutti.
