ameliafocaccioCulturaFeaturedScienza

L’educazione del futuro passa per il cervello: a Napoli si parla di  “Homo Docens” 

Presentata l’opera di Antonio Parisi: un ponte tra neuroscienze e pedagogia per rivoluzionare l’apprendimento scolastico. 

È possibile educare senza conoscere i meccanismi biologici che regolano la mente? La risposta emersa oggi pomeriggio presso lo spazio “The Spark Creative Hub” di Piazza Bovio sembra essere un secco “no”. Davanti a una platea affollata di docenti, ricercatori e studenti, è stato presentato “Homo Docens: Principi di organizzazione neurologica applicati alla neuroeducazione e neuropedagogia”, il nuovo saggio di Antonio Parisi edito da Armando Editore. 

Il volume, che si inserisce nella prestigiosa collana Medico-Psico-Pedagogica, non è solo un manuale tecnico, ma un manifesto per una nuova scuola. Durante l’incontro, moderato da Ferdinando Ivano Ambra, l’autore ha evidenziato come l’essere umano sia biologicamente programmato per insegnare e imparare, una caratteristica che lo distingue dalle altre specie e che merita un approccio scientifico rigoroso. 

Il pensiero dell’autore: l’esperienza che “incarna” la coscienza 

Durante il suo intervento, Antonio Parisi ha offerto una prospettiva radicale sull’apprendimento, partendo dalla sua lunga esperienza come epilettologo e ricercatore nel campo dell’autismo. Parisi ha spiegato che la nostra specie è “giovane” rispetto alla storia della Terra, ma il momento cruciale della nostra evoluzione è stato il passaggio alla postura eretta. 

“Se cambia la struttura del corpo, cambia la struttura del cervello,” ha affermato l’autore, sottolineando come l’apprendimento non sia un concetto astratto, ma un processo fisico. 

Secondo Parisi, ogni esperienza che facciamo modifica materialmente la nostra struttura neurologica. Non è la coscienza a “incarnarsi” nel corpo, ma è ciò che il corpo fa — l’esperienza pratica e motoria — a determinare chi siamo e come impariamo. Questo principio, applicato all’educazione, trasforma l’insegnante in un facilitatore di esperienze che modellano fisicamente il cervello dello studente. 

Al centro del dibattito, l’intervento della Prof.ssa Maria Luisa Iavarone, Ordinaria di Pedagogia Sperimentale alla Parthenope. La docente ha sottolineato come la “neuro-consapevolezza” sia oggi un requisito essenziale per chiunque operi nel sociale. «Comprendere la plasticità cerebrale

— ha spiegato — significa poter progettare interventi educativi che non siano solo trasmissioni di nozioni, ma vere e proprie esperienze di crescita neuronale e umana». 

L’apprendimento, è emerso, non avviene solo sui banchi, ma attraverso un’interazione costante tra stimoli motori e risposte cognitive, in un circolo virtuoso che la neuropedagogia punta a ottimizzare. 

L’evento si è concluso con una sessione di domande che ha evidenziato l’urgenza di portare questi temi fuori dalle accademie e direttamente nelle aule scolastiche. “Homo Docens” si candida così a diventare uno strumento indispensabile per una generazione di educatori pronti a guardare oltre la lavagna, fin dentro i misteri della mente. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *