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 Il megafono dei caregiver familiari

Il 27 gennaio 2026 Roma è diventata il megafono dei caregiver familiari, scesi in piazza per dire che la cura è lavoro e non assistenzialismo.

Cosa è successo oggi a Roma

  • Da tutta Italia caregiver familiari si sono dati appuntamento in Piazza dei Santi Apostoli, nel cuore della Capitale, a partire dalle 10 del mattino.
  • Il presidio è stato promosso dalla rete nazionale Caregiver Familiari Uniti (CFU), sotto lo slogan «Caregiver familiari di tutta Italia in piazza» e l’hashtag #BuonaXTutti.
  • In molti casi chi era in piazza rappresentava anche chi non può mai allontanarsi da casa, perché impegnato h24 nell’assistenza di un familiare con disabilità grave o gravissima.

Alle 11.30 è stata prevista anche una conferenza stampa a Palazzo Montecitorio, collegata in diretta online, per portare dentro le istituzioni la voce di chi si prende cura senza tutele adeguate.

Perché i caregiver sono in piazza

Il cuore della protesta è il disegno di legge (DDL) sul caregiver familiare, promosso dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Secondo le associazioni, il testo è insufficiente: riconosce solo in parte il ruolo dei caregiver e non garantisce un sostegno economico e previdenziale adeguato rispetto al carico di cura quotidiano.

I punti critici denunciati oggi includono:

  • il rischio di misure frammentate, non universali e legate a criteri restrittivi di reddito e ore di assistenza;
  • l’assenza di un vero riconoscimento del caregiving come lavoro, con diritti e tutele paragonabili ad altre forme di lavoro di cura;
  • fondi ritenuti insufficienti rispetto ai milioni di caregiver presenti in Italia.

Proprio per questo, CFU e le realtà aderenti chiedono una «legge buona per tutti», che parta dal vissuto reale delle famiglie e dalle proposte elaborate ai tavoli ministeriali negli ultimi anni.

Il contesto: una legge che non basta

Il 12 gennaio 2026 il Governo ha approvato un disegno di legge quadro sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, atteso da anni da oltre 7 milioni di persone in Italia.
Il testo introduce per la prima volta una definizione formale del caregiver familiare, legandola a un sistema di tutele e a un contributo economico fino a 400 euro mensili per chi assiste persone con disabilità gravissima, con limiti stringenti di reddito.

Per le associazioni in piazza, questa impostazione rischia di trasformare un diritto in un bonus selettivo, lasciando fuori una parte significativa di caregiver che pure garantiscono assistenza continuativa ai propri cari.
Da qui la scelta di manifestare proprio oggi, a poche settimane dall’approvazione del DDL, per chiedere modifiche sostanziali prima dell’approdo in Parlamento.

Le voci dalla piazza

In piazza si sono viste carrozzine, cartelli fatti a mano, striscioni di associazioni, piccoli gruppi arrivati da regioni diverse, spesso dopo viaggi notturni organizzati tra turni di assistenza.
Molti cartelli riportavano frasi come «Siamo invisibili ma indispensabili», «Senza di noi il welfare crolla», «La cura è un lavoro», a sintetizzare in poche parole la fatica e la richiesta di riconoscimento.

Accanto ai caregiver erano presenti anche associazioni di persone con disabilità, movimenti per i diritti sociali, realtà del terzo settore e singoli cittadini, a ribadire che la questione non riguarda solo chi assiste ma l’intera società.
Il messaggio è chiaro: la cura non può essere scaricata sulle famiglie senza un sistema strutturato di tutele, servizi e sostegni, perché prima o poi può riguardare chiunque.

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