Terzo settore

L’Acqua non ha Barriere “L’Eco Silenzioso della Scandone”

A Napoli, tra i vicoli che isolano e le corsie che liberano, la sfida di Andrea Scotti Galletta e Fabrizio Pierno sono quella trasformare il limite in diritto di cittadinanza.

Non c’è suono più onesto di un respiro affannato dopo uno sforzo. Ma tra le mura imponenti della Piscina Scandone di Napoli, quel respiro non è un lamento bensi è un inno. È il rumore di chi ha deciso di non restare nell’ombra, ma di tuffarsi in una nuova architettura sociale. Qui, Andrea Scotti Galletta e il suo vice Fabrizio Pierno non fanno “assistenza”. Farebbero un torto ai loro atleti se si limitassero a quello. Il loro è un lavoro di precisione chirurgica, dove lo sport paralimpico diventa il catalizzatore dell’autonomia. “Quando i ragazzi entrano in acqua – sembrano dire i loro sguardi – non sono più pazienti da riabilitare, ma atleti da sfidare”. È la demolizione sistematica del pietismo. Sotto la guida di Galletta e Pierno, la disabilità viene trattata come una risorsa attiva. In acqua, l’imprevisto smette di essere un ostacolo e diventa un linguaggio. Ogni bracciata, ogni virata faticosa, è un pezzo di rampa che questi ragazzi costruiscono verso la propria indipendenza.

Vederli giocare, lottare per un pallone, incitarsi a vicenda, significa osservare da vicino quello che Scotti Galletta definisce un impegno costante. Non è solo nuoto; è l’allenamento di quel “muscolo inatteso” che non si vede in palestra: quello della responsabilità civica che diventa inclusione.

Nel loro lavoro quotidiano di supporto e tattica, agisce con una profonda etica solidale. Insieme, i due allenatori smontano l’idea che la persona con disabilità sia un assistito, trasformandola in un protagonista della propria gara. La loro squadra è una piccola società ideale, dove le regole sono adattate per garantire equità, ma lo sforzo richiesto è massimo, senza sconti. Il successo di questa realtà napoletana è, allo stesso tempo, una provocazione e un monito. Ci dice che se un ragazzo con disabilità può dominare le corsie della Scandone, allora la città fuori deve essere pronta ad accoglierlo con la stessa dignità. L’inclusione, ci insegna Galletta, non è un gesto di carità che si esaurisce in un applauso. È l’impegno quotidiano a costruire campi da gioco — di cemento, d’acqua o di carta — dove nessuno sia costretto a guardare gli altri pedalare da una panchina solitaria.

A conclusione delle riprese, mentre il drone si alza sopra la vasca, resta un’immagine nitida: l’acqua della Scandone è piatta, uguale per tutti. In quel riflesso non ci sono categorie, ma solo persone. Perché, in fondo, non stiamo cercando di “aggiustare” qualcuno, ma solo di imparare a parlare la stessa lingua: quella del diritto a correre, o nuotare, la propria gara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *