L’Arte come Orizzonte di Libertà: “La Salita” di Massimiliano Gallo e la Bellezza che vince
Esiste un momento esatto, nel cinema di Massimiliano Gallo, in cui le sbarre di un carcere smettono di essere un confine e diventano la cornice di un quadro inaspettato. Con il suo debutto dietro la macchina da presa, “La Salita”, l’attore e ora regista napoletano compie un piccolo miracolo laico: trasforma una cronaca di reclusione in un inno alla rinascita, dimostrando come l’arte non sia un lusso per pochi, ma un farmaco necessario per l’anima.
Ambientato nel 1983, in una Napoli scossa dal bradisismo, il film intreccia realtà storica e sensibilità poetica. Il carcere femminile di Pozzuoli viene evacuato e un gruppo di detenute viene trasferito temporaneamente nel carcere minorile di Nisida. È qui che si inserisce la figura monumentale di Eduardo De Filippo (interpretato con grazia da Mariano Rigillo), senatore a vita che decide di investire il suo prestigio non nei salotti della politica, ma tra le mura di un penitenziario, portando il teatro e la formazione professionale ai “musi neri” della città.
Ciò che colpisce dal tono impresso da Gallo è l’assoluta assenza di giudizio. In un panorama cinematografico spesso affollato di narrazioni cupe e senza via d’uscita, il regista sceglie una strada diversa: la positività. Gallo non ci racconta i crimini commessi, ma la possibilità di redenzione.
I suoi protagonisti, come il giovane Emanuele e la carismatica Beatrice, non sono definiti dai loro errori, ma dai loro desideri. Il regista li guarda con l’occhio di chi sa che dietro ogni “ragazzo difficile” c’è un talento sopito che attende solo di essere chiamato per nome. La sua regia è “tranquilla”, ragionata, priva di quel voyeurismo tragico che spesso accompagna le storie di periferia.
Il cuore pulsante del film è l’allestimento dello spettacolo. Qui l’arte si manifesta nella sua forma più pura: come disciplina e libertà. Massimiliano Gallo esalta il teatro come uno strumento di sopravvivenza. Recitare significa: guardarsi allo specchio e vedere qualcuno che va oltre la divisa del detenuto, Creare ponti tra mondi lontani, tra chi custodisce e chi è custodito, Vedere il futuro dove prima c’erano solo un muro di cemento e delle grate alle finestre.
“La bellezza è l’unico elemento che può ancora salvarci”, ha dichiarato Gallo nelle recenti interviste. E il suo film ne è la prova tangibile.
Il titolo, “La Salita”, potrebbe suggerire fatica, ma nel linguaggio di Gallo diventa un movimento ascensionale verso la consapevolezza. Non è una scalata solitaria, ma un percorso corale fatto di sguardi, di erotismo sussurrato e di una Napoli che abbandona i cliché per riscoprire la sua anima più nobile e romantica anche nelle storie di vita più disperate.
In conclusione, “La Salita” è un’opera che fa bene al cuore. Massimiliano Gallo firma un esordio luminoso, ricordandoci che, finché esiste la possibilità di creare bellezza, non tutto è perduto. L’arte non pulisce solo la polvere dalla vita quotidiana; a Nisida, come nel resto del mondo, ha il potere di aprire le porte anche quando le chiavi sono state gettate via.
