Anche in carcere viene Natale, un viaggio dell’anima tra abbandono e rinascita
Mercoledì 4 febbraio si è tenuta presso la biblioteca della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere la presentazione del libro di Giovanna Di Francia “Anche in carcere viene Natale”, ambientato nel carcere femminile di Pozzuoli.
Presenti all’evento il dott. Samuele Ciambriello Garante Regione Campania dei diritti dei detenuti, l’avv. Francesco Urrano vice presidente del Consiglio di Presidenza Consiglio di Stato, il dott. Antonino Salvia funzionario del Ministero di Giustizia, il dott. Sergio Mantile presidente dell’associazione aps Sociologi per il sociale, l’avv. Lucia Marino dell’associazione Oltre il muro, l’avv. Flavia Chiarolanza dell’associazione 50&più, l’ing. Alessandro Pepino, prof. di bioingegneria e la sottoscritta, in rappresentanza dell’associazione Attivamente ets, moderatrice dell’evento e, come insegnante, interessata al proprio percorso di crescita e di rinascita di chi è nato in un ambiente caratterizzato da povertà educativa, spesso costellato da mille difficoltà, ancor più se donna.
Il libro racconta la storia di Amanda, alter ego dell’autrice, che entrando come volontaria nel carcere femminile di Pozzuoli raccoglie le storie di Nanà, la protagonista, e di molte altre donne che raccontano con onestà, talvolta con ritrosia, come si sono trovate a percorrere la strada della criminalità.
Appare chiaro sin dalle prime pagine che l’autrice non voglia soffermarsi sugli aspetti giuridici delle storie narrate, quanto invece raccontare il percorso di crescita e di ricostruzione, talvolta una vera e propria redenzione, che queste donne hanno avuto modo di vivere nella struttura carceraria in cui sono state ospitate.
La normalità delle storie presentate ci invita a riflettere sul come cadere possa accadere a tutti, come chiunque di noi si potrebbe trovare ad affrontare una situazione – come Nanà – che lo spinge nel “buio oltre la siepe”. Nanà e le sue compagne non hanno scelto con convinzione la strada della criminalità, ma vi ci sono trovate, talvolta tradite dalla famiglia, da un compagno o da un genitore, tal’altra abbandonate dalla società pur avendo compiuto scelte di vita coraggiose.
Per loro, “l’incontro si è trasformato in scontro” – come afferma l’autrice – e il contesto familiare cosi come la società si sono trasformate in gabbie all’interno delle quali le protagoniste sono state abbandonate, costrette a scegliere tra la famiglia e gli obblighi e i pregiudizi della società e le proprie convinzioni e aspirazioni.
L’abbandono è purtroppo il leit motiv che spesso accomuna le vite di coloro che varcano le soglie del carcere ed è il motivo per il quale la presentazione del libro ha suscitato l’interesse di un nutrito gruppo di detenuti presenti all’iniziativa: le storie di queste donne sono infatti reali, rappresentative del mondo carcerario, purtroppo non solo sconosciuto ai più, ma spesso volontariamente evitato, considerato solo come un cancro da dimenticare.
L’incontro è stata quindi l’occasione per riflettere sull’importanza del ruolo dello Stato nel percorso di rinascita e di reinserimento dei detenuti e sul ruolo fondamentale che la rete sociale e le Agenzie del territorio giocano nelle vite di coloro che più di altri necessitano di supporto sia per non incorrere nel crimine, ma anche e soprattutto durante il percorso di ricostruzione.
“Guardare la bellezza che c’è intorno a noi” – come ricorda Anna Frank – è l’invito condiviso da tutti al termine dell’incontro: l’andare oltre può essere la via di salvezza per chi in carcere ci è entrato in seguito a una condanna ma è animato dalla volontà di riprendere in mano la sua vita ed è il pensiero che anima chi in carcere sceglie di entrare perché spinto dall’idea di poter aiutare il prossimo. È questo credo sia il messaggio di speranza del libro.
Carmen Santagata – Attivamente ets

