La cura è un lavoro, non un’elemosina.
Lettera aperta contro l’insufficienza della Legge Locatelli.
Scrivo questa lettera a nome di chi non ha più voce, consumata da turni di assistenza che non conoscono né alba né tramonto. È ora di smetterla di nascondersi dietro la retorica del “sacrificio d’amore”: il caregiver familiare è un lavoratore di serie A che lo Stato continua a trattare come un invisibile.
Non possiamo accettare la Legge Locatelli come una vittoria. Finché non verranno scardinati i pilastri dell’ingiustizia attuale, questa norma resterà carta straccia.
La Cura è Lavoro: stop al volontariato forzato. Assistere un disabile grave è una professione usurante a tempo pieno. Chiediamo il riconoscimento formale del lavoro di cura con tutto ciò che ne consegue.
Contributi pieni e pensione di garanzia: Non vogliamo ritrovarci poveri dopo una vita passata a servire lo Stato curando i suoi cittadini più fragili.
Stipendio e indennità: Il tempo della cura ha un valore economico. Lo Stato risparmia miliardi grazie a noi; è tempo che una parte di quel risparmio torni nelle tasche di chi lavora tra le mura domestiche.
No ai limiti di reddito: la dignità non si misura con l’ISEE. È vergognoso che l’accesso ai sostegni sia legato al reddito familiare. La disabilità non è una colpa e l’impegno del caregiver non diminuisce se la famiglia ha dei risparmi.
Universalità del diritto: Il supporto deve essere garantito a tutti i caregiver in base al bisogno del malato, non all’estratto conto.
Basta con l’assistenzialismo: Legare i diritti all’ISEE significa trattarci come mendicanti. Noi non chiediamo un sussidio di povertà, chiediamo il pagamento per un servizio reso alla collettività.
Guerra alla burocrazia umiliante. Siamo stanchi di essere “caregiver amministrativi”. La Legge Locatelli parla di progetti, ma la realtà è fatta di: Revisioni continue e inutili: È inaccettabile dover dimostrare ogni anno che una disabilità cronica o degenerativa non è guarita.
Labirinti di moduli: Chiediamo la drastica cancellazione di ogni onere burocratico inutile. Lo Stato sa già chi siamo e chi assistiamo; smettetela di costringerci a rincorrere uffici, firme e certificati mentre dovremmo essere accanto ai nostri cari.
Una garanzia per il “Dopo di Noi”. La nostra preoccupazione non finisce con il presente. Chiediamo tutele sulla reversibilità e percorsi di inserimento lavorativo per chi, dopo anni di cura, rimane solo e senza mezzi. Non si può essere “buttati via” dal sistema dopo che le forze sono finite.
Non siamo d’accordo con una riforma che non mette i soldi dove mette le parole. Finché la cura resterà un onere privato e un rischio di povertà, la vostra legge sarà solo l’ennesimo insulto a chi ogni giorno si sostituisce allo Stato con dignità, ma senza diritti.
Vogliamo un contratto, vogliamo una pensione, vogliamo il rispetto che si deve a un lavoratore. E lo vogliamo per tutti, senza tetti di reddito e senza umiliazioni burocratiche.
Distinti saluti, Un Caregiver Familiare

n.b. riceviamo e pubblichiamo
