Oltre la diagnosi: Accoglienza, Socialità e buone pratiche
Qualche considerazione
Oltre la diagnosi: Accoglienza, Socialità e buone pratiche – Tenutosi il 5 dicembre 2025 – Presso l’Istituto Comprensivo 9° Cuoco-Schipa
In questa epoca (per non parlare del per fortuna passato periodo pre elettorale) si susseguono convegni, conferenze, mostre e presentazioni di libri con un ritmo incalzante. A volte, tre o quattro eventi nella stessa settimana o nello stesso giorno. In ciò, sicuramente si riscontra vivacità culturale e volontà partecipativa; tuttavia, non di rado tanto fervore intellettuale sembra proporsi come l’estetica di sfilate di moda, ad uso mediale, con etichette, titoli e ruoli al posto degli abiti.
Prevalgono, nelle relazioni, le estese citazioni autobiografiche, anche quando del tutto non attinenti; oppure i ragionamenti troppo specialistici, ovvero, all’opposto, troppo generici, come da veloce scrematura su Chat gpt.
Non di rado, alla fine, capita di chiedersi quale fosse l’obiettivo vero della manifestazione cui si è assistito.
Il convegno all’Istituto Comprensivo 9° Cuoco-Schipa è stato invece originale e appropriato. Ne faccio un resoconto del tutto emotivo, per l’impatto che ha sortito su di me, come spettatore e come relatore. In particolare: lo stupore. La meraviglia sincera soprattutto per la ricchezza emotiva, creativa ed intellettuale che esprimono ragazzi generalmente considerati strani e “non normali”, se opportunamente ascoltati e corrisposti.
La sede che ha ospitato l’evento è una scuola bella, solida, con una parte che risale addirittura agli ultimi due decenni dell’Ottocento – l’antica sede De Amicis. In scuole così, sembra di percepire quasi fisicamente la forza e la storia delle istituzioni. Entrando nel bellissimo teatro scolastico, dove mi avevano presentato la giovane Dirigente scolastica e alcune insegnanti, mi è parso di tornare indietro di quasi mezzo secolo quando, da giovane animatore pedagogico, andavo nelle scuole a tenere corsi di aggiornamento. É un ambiente nel quale perdura – certo, con sicure eccezioni – la gioiosità e l’entusiasmo. Dei murales, dei bambini intravisti in una classe, dei racconti delle insegnanti, del dinamismo vitale della Dirigente, delle espressioni dei genitori.
Lungo il corridoio di accesso, erano esposti disegni e quadri dell’Associazione “Autismo in movimento”, e poi, ancora, su un lato del salone, le belle opere di Ariele, un giovane artista autistico. Fra le sedie della platea, i genitori di ragazzi con disabilità che evidentemente si ritrovavano dopo altre occasioni, oppure che abbracciavano l’insegnante del figlio, ormai adulto, che aveva fatto le elementari in quella scuola.
Dopo che sono iniziati gli interventi, alcuni brevi, altri lunghi, qualcuno decisamente lunghissimo, mi sono chiesto perché non mi dispiacesse del tutto che le testimonianze si accumulassero le une sulle altre quasi a casaccio, diverse per contenuto ed esposizione.
In realtà, era perché non si trattava di una conferenza scientifica, con un moderatore che controllava scrupolosamente i tempi, e dove si dibattesse, con rigore razionale, un tema definito, secondo una predefinita scaletta tematica.
Si trattava, invece, di un incontro di persone variamente impegnate e coinvolte sulla condizione della disabilità, convenute per scambiarsi racconti di vita. Per le personali esperienze, da mostrare agli altri, ascoltando quelle degli altri.
Il Garante delle persone con disabilità del Comune di Napoli, Maurizio Bertolotto, egli stesso genitore di una figlia con disabilità, ha affrontato gli aspetti sia umani che giuridici e persino organizzativi e collettivi delle famiglie. In particolare, il limite di moltissime associazioni che stentano a coordinarsi e ad esprimere una pressione coesa sulla politica.
Sergio Sansone, presidente dell’associazione Le Muse per l’Oro ha raccontato con entusiasmo il suo insegnare la musica a persone con disagio intellettivo. È stato molto coinvolgente il racconto, e soprattutto il video, del genitore che insegna musica ai ragazzi autistici. Osservare come è possibile entrare in sintonia con un giovane che sembra completamente assente, attraverso la produzione di suoni sembrava una prova tangibile della quantità di azioni, ancora inespresse, che si possono inventare ed usare per stabilire connessioni comunicative con i ragazzi autistici.
L’allenatore Guido Pasciari ha riferito di quando gli fu affidato l’incarico di preparare una squadra di ragazze per il Sitting Volley, una disciplina sportiva inclusiva, derivata dalla pallavolo, che si gioca stando seduti sul pavimento. Quando, incontrando le giovani per la prima volta, le vide strisciare sul campo verso di lui, ebbe un attimo di disorientamento. Cosa dire per stabilire subito un contatto, che fosse anche una proiezione identitaria del gruppo? Ebbe un’idea. Chiese loro di alzare e unire le mani e di gridare: “Rio!”. Ossia Rio de Janeiro, la città dove si sarebbe disputato il campionato mondiale, se avessero vinto prima quello nazionale. Funzionò subito. E, dopo tanto lavoro, la loro squadra diventò campione d’Italia e andò a disputare il mondiale a Rio.
Stefano Argento, un altro allenatore, sembrava anticipare il suo racconto già con l’aspetto fisico. Perché è un uomo grande e grosso, un gigante che dedica la sua forza ai più deboli, ai ragazzi con disabilità, perché “lo sport è di tutti”.
Annalisa Vetrano e l’Associazione “Autismo in movimento” hanno ricordato, attraverso il racconto del loro corso di fotografia, che la creatività è una magia capace di rompere ogni isolamento.
Caroline Peyron, pittrice e curatrice di un laboratorio di pittura collettiva, ha fatto parlare direttamente Ariele, il suo allievo autistico di grande talento. Ha letto infatti le pagine di un libro, nel quale era riportata una conversazione tra lei e il ragazzo, svoltasi con l’ausilio della “tastiera di carta”, uno strumento fondamentale della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), spesso utilizzata per favorire l’espressione di ragazzi con autismo non verbale o con gravi difficoltà comunicative. Sorprendeva la profondità e la consapevolezza dei pensieri del giovane artista, così nitidi e chiari, nel mentre lui, fisicamente presente, sorrideva o scuoteva la testa, incapace ad esprimersi a voce. Una evidenza stupefacente. Il ragazzo bello, ma “curioso” come può apparire ad uno sguardo esteriore, e la sua profondità emotiva ed intellettuale.
La prof.ssa Ada De Vincentiis ha riportato il caso di suo figlio Lorenzo Trombino, anche lui pittore ed autistico, con un percorso incredibile. Lorenzo Trombino è un giovane artista napoletano, nato nel 2008, che dipinge arte astratta, trovando nella pittura un modo per esprimersi e gestire l’ansia, trasformando il mondo in forme e geometrie colorate sulla tela; nonostante le sue sfide legate all’autismo, è un artista attivo e in crescita, che ha anche interessi per la danza, la musica e la storia dell’arte, con il sostegno di un laboratorio artistico e della sua famiglia.
Toccante è stato il momento dedicato alla genitorialità vissuta nelle diverse abilità, grazie alle parole dell’avv. Lucia Marino dell’Associazione “Oltre il Muro”, che ha dato voce alle fatiche e alle gioie quotidiane delle famiglie.
L’intervento del prof. Pasquale Riccio dell’UICI di Napoli, un giovane con disabilità visiva, ha acceso un faro sull’inclusione scolastica degli alunni ciechi, ricordandoci quanto il diritto allo studio sia la base di ogni cittadinanza attiva. Infine, Carmen Santagata dell’Associazione Attivamente ets ha parlato di buone pratiche sociali non come sterili protocolli, ma come ponti necessari per non lasciare indietro nessuno.
Le conclusioni della Dirigente Scolastica, la dott.ssa Mariaroberta Gregorini, sono state il sigillo perfetto per un pomeriggio in cui le barriere, almeno tra noi presenti, sembravano essere state finalmente abbattute.
Uscendo dall’Auditorium del Cuoco-Schipa, circondati dalle opere dei giovani artisti autistici, mi sono portato via non l’insoddisfazione per l’ennesima passerella, ma la consapevolezza che l’accoglienza è, prima di tutto, un gesto d’amore collettivo.
di Sergio Mantile


