Laura e il padre post-ictus
“Milano periferia, appartamento modesto. Laura, 45 anni, infermiera precaria, manovra il sollevatore con maestria. Sotto, il padre Giovanni, 82 anni, tetraplegico da un ictus duplice. Due anni di cure eroiche. Flebo, catetere, esercizi per evitare contratture: routine militare.
‘Papà, guarda Luca e Sofia su Zoom!’, dice posizionando il tablet. I pronipoti ridono, Giovanni stringe la mano – un miracolo. Gli narra barzellette venete della sua giovinezza in fabbrica, lo massaggia ore per prevenire piaghe.
‘La resilienza è figliare, pura. Due anni fa ero distrutta, oggi ogni piccolo movimento è la mia medaglia d’oro. Combatto burocrazia, medici distratti: io sono la sua forza’.
Ha imparato a gestire crisi respiratorie, nutrizioniste su misura. ‘Papà mi ha insegnato il lavoro duro; ora lo restituisco. Non mollo’.
Ma la verità esce cruda: ‘Ho bisogno di più: assistenza domiciliare immediata, non attese infinite; formazione avanzata per caregiver; spazi protetti per sfogarci, piangere, ridere. Il sistema ci scarica sulle spalle sole. Con supporto – economico, umano – saremmo invincibili. Famiglie come la mia necessitano reti, non applausi vuoti’.
Laura è simbolo di tenacia, il suo grido un monito: sostegno concreto moltiplica resilienza. Andiamo avanti.”

