Terzo settore

Devianza Minorile “Non Solo Povertà Educativa, Ma Fragilità Psicosociale”

Intervista alla sociologa e criminologa Dott.ssa Alessia Belgianni

La devianza minorile non è un fenomeno isolato, ma un problema radicato e complesso che coinvolge giovani, famiglie, scuole e l’intera comunità. Per esplorare le dinamiche, le cause e le possibili strategie di prevenzione, abbiamo intervistato la Dott.ssa Alessia Belgianni, sociologa e criminologa, esperta nel campo del disagio giovanile.Il messaggio centrale è chi

aro: la devianza è un fenomeno multifattoriale e multimodale, che va ben oltre la semplice “povertà educativa”.

La Dott.ssa Belgianni ha evidenziato come le cause non siano solo sociali, ma anche profondamente psicologiche. Il modo in cui un ragazzo si è relazionato con la figura allevante (generalmente la madre) in età infantile è cruciale.

  • Un attaccamento sicuro (o funzionale) pone le basi per una personalità equilibrata e per una relazione corretta con il contesto sociale.
  • Al contrario, un attaccamento insicuro (ambivalente, disorganizzato o evitante) può portare alla strutturazione di comportamenti disfunzionali e, in alcuni casi, a veri e propri disturbi di personalità.

Questi fattori individuali si intersecano con cause contestuali o ecologiche, in primis l’ambiente familiare. La mancanza di autorevolezza da parte dei genitori e l’assenza di un piano educativo corretto impediscono al ragazzo di assimilare le norme sociali e i valori morali necessari. L’intervista ha toccato aspetti scientifici meno noti, come i fattori neurobiologici legati alla genetica. Per spiegare atti estremi come gli omicidi commessi per “futili motivi”, la criminologa ha citato la sindrome di “Sensation Seeking” (il bisogno di provare nuove sensazioni), spesso derivante da una grave mancanza affettiva in età infantile. È cruciale sottolineare che la violenza non è mai una “follia improvvisa”, ma una rabbia che si costruisce e si evolve nel tempo, un disagio grave che può sfociare dalla devianza alla criminalità.Un altro fenomeno preoccupante è il “Role Reverse” (inversione dei ruoli) all’interno della famiglia. La Dott.ssa Belgianni ha denunciato un ruolo genitoriale eccessivamente permissivo, dove i figli detengono troppo potere. Un ulteriore elemento di complessità risiede nel rapporto con la cultura patriarcale, che influenza le dinamiche relazionali. I recenti casi di cronaca che vedono ragazzi uccidere ex compagne, non accettare i rifiuti o manifestare estrema possessività, sono il risultato di un problema culturale, oltre che educativo.

La soluzione risiede in un intervento educativo che coinvolga le due principali agenzie formative: la famiglia (la prima agenzia) e la scuola (la seconda). Ad oggi, la sinergia tra queste due entità è purtroppo spesso assente.

Cosa può fare la società per accompagnare i giovani in percorsi più funzionali? La Dott.ssa Belgianni ha indicato tre passi fondamentali:

  1. Dare il Buon Esempio: Gli adulti devono trasmettere educazione, valori morali e la capacità di dire il “no”.
  2. Gestire l’Emotività: Insegnare ai giovani come riconoscere e gestire le proprie emozioni.
  3. L’Ascolto Attivo: Contrastare la “modernità liquida” di Bauman, dove la mancanza di tempo per gli impegni quotidiani si traduce in una mancanza di tempo per l’affettività e l’ascolto dei figli.

È fondamentale che i giovani imparino a fidarsi dell’adulto per potersi aprire e raccontare, un passaggio che oggi sembra mancare drammaticamente.

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