Senza assistenza non è scuola. Storie di disabilità
Ogni settembre la campanella suona anche per me, ma senza insegnante di sostegno stabile e senza assistente per l’autonomia e la comunicazione, la mia giornata in classe somiglia più a un percorso a ostacoli che a un diritto allo studio garantito.
I numeri raccontano la mia esperienza: oltre la metà degli alunni con disabilità cambia docente di sostegno da un anno all’altro, e questa discontinuità pesa su apprendimento, relazioni e serenità in aula.
La legge 104/1992 riconosce il diritto all’educazione e all’istruzione nelle classi comuni e prevede supporti, ausili e assistenza indispensabili, senza che le difficoltà legate alla disabilità possano impedire l’esercizio di questo diritto.
Il decreto legislativo 66/2017 (come modificato dal 96/2019) definisce l’inclusione come impegno di tutta la comunità scolastica, introduce il GLO e lega il PEI alla prospettiva ICF, indicando anche come proporre le ore di sostegno e gli altri interventi.
Con il DM 182/2020 sono stati adottati i modelli nazionali di PEI e le linee guida che aiutano scuole e territori a quantificare fabbisogni di sostegno e assistenza in modo trasparente e coerente.
Il Consiglio di Stato ha riaffermato che il trasporto scolastico per gli alunni con disabilità è un diritto tutelato, censurando prassi che nei fatti ne ostacolavano l’accesso e riconoscendo il rimborso delle spese alla famiglia ricorrente.
Nell’estate 2025 si sono registrate nuove condanne a Comuni per mancata assistenza in classe, come nel caso segnalato a Caserta, a riprova che la strada dell’effettività dei diritti è ancora in salita.
Dove si inceppa
Il diritto scritto nel PEI viene spesso ridotto da ritardi amministrativi, appalti annuali e limiti di bilancio comunali, nonostante la normativa indichi in modo chiaro che assistenza e supporti sono parte integrante del progetto educativo.
La discontinuità dei docenti di sostegno e le ore di assistenza assegnate al ribasso rispetto al PEI trasformano l’inclusione in una promessa intermittente, con ricorsi che finiscono per sostituire la programmazione.
Come dovrebbe essere
Un servizio senza barriere parte da un principio semplice: ciò che è nel PEI si fa, perché il PEI nasce dal GLO e traduce in azioni il diritto sancito dalla 104/1992 e dai decreti sull’inclusione. Servono livelli essenziali di prestazione nazionali per assistenza all’autonomia e alla comunicazione e per il trasporto, con finanziamenti certi e pluriennali che rendano i bandi l’eccezione e non la regola.
Occorre un “sportello unico” territoriale scuola–Comune–ASL che attivi entro settembre assistenza, ausili e trasporto in continuità con il PEI, superando i vuoti tra l’approvazione dei piani e l’arrivo in classe dei professionisti.
Formazione obbligatoria e continua su Universal Design for Learning per tutti i docenti, non solo per il sostegno, perché l’inclusione è compito di tutta la classe e non di una sola figura.
La mia speranza
Vorrei entrare in aula sapendo che l’assistente c’è, che il docente resta e che il bus scolastico mi aspetta, non perché ho vinto un ricorso, ma perché la legge, finalmente, cammina sulle sue gambe.
Le regole già esistono: serve la volontà di applicarle in modo uniforme e tempestivo, con risorse stabili e responsabilità chiare, così che l’inclusione non sia un favore ma il volto quotidiano della scuola italiana.

