Gabriella Greison e il sessismo travestito da moralismo: una donna libera fa ancora paura?
Gabriella Greison è una di quelle persone che non passano inosservate. Fisica, scrittrice, attrice e brillante divulgatrice, è stata scelta come madrina alla cerimonia di laurea dell’Università di Messina, tenutasi nella splendida cornice del Teatro Greco Antico di Taormina. Ma anziché parlare del suo discorso ispirante, in tanti si sono concentrati su… il suo vestito.
Sui social sono piovuti insulti sessisti: “Una donnetta che ha bisogno di apparire”, “Abbigliamento indecente”, “Ultimi fuochi d’artificio”. Tutto per un abito fresco e scollato, scelto in una giornata da 44 gradi. Ma davvero, nel 2025, ancora ci scandalizziamo per un décolleté?
Gabriella non è rimasta in silenzio. Con la sua solita ironia, ha risposto colpo su colpo:
«Quello che vi ha turbato non è il vestito. È che una donna possa parlare di fisica quantistica senza ricordare un uomo, e quindi senza chiedere il permesso. Che possa salire su un palco, spiegare Schrödinger e, intanto, avere le tette. Ops.»
Un’affermazione tagliente che va dritta al punto. Perché il problema non è il vestito, ma la libertà. Quella di una donna che non si nasconde, che non si adatta a modelli antiquati di sobrietà, soprattutto in un campo – la scienza – dove ancora oggi si fatica ad accettare pienamente la presenza femminile.
Greison lo ha detto chiaramente:
«Quando mi hanno chiesto di fare la madrina, non mi hanno chiesto di portare un colletto rigido e un moralista anni ’50 in borsetta. Io ho portato la mia voce, il mio cervello e un bel discorso. Con un vestitino verde che metteva allegria.»
E mentre online si scatenava il solito moralismo da tastiera, l’Università di Messina ha fatto sentire con forza il proprio sostegno. La rettrice, Giovanna Spatari, ha espresso piena solidarietà e ha elogiato il contributo di Greison, definendolo una testimonianza “profonda, originale e piena di emozione”.
Vale la pena ricordare che la prof.ssa Spatari è una delle sole 17 rettrici donne su oltre 80 università pubbliche italiane. Un dato che da solo racconta quanta strada ci sia ancora da fare per la parità nei ruoli di vertice. E forse non è un caso che proprio quando le donne salgono sul palco, parlano da posizioni autorevoli, guidano atenei o spiegano la fisica con competenza e ironia, qualcuno si senta minacciato.
L’avanzamento del ruolo femminile nella scienza, nella cultura, nelle istituzioni non è più una novità, ma è chiaro che continua a infastidire chi non riesce a separare il merito dall’apparenza. A chi ancora si sconvolge per un vestito, Gabriella ha risposto con le armi migliori: intelligenza, ironia e libertà.
E forse è proprio questo che spaventa di più.

