Terzo settore

Fuorigioco dall’Ombra “La Rivoluzione a Colori del Kodokan”

A Napoli, i Campi da Gioco di un’ Associazione sportiva diventano la Corsa all’Autonomia. storie di squadra, diritto e rinascita civica. Non c’è suono più onesto di un respiro affannato dopo uno sforzo. È il suono della vita, della resistenza, di una sfida appena vinta. Ma per anni, per troppe persone con disabilità, quel respiro è rimasto soffocato, confinato tra le quattro mura dell’isolamento. Oggi, in un campo da gioco dimenticato di Piazza Carlo III al centro di Napoli, quel respiro è diventato un inno grazie a Giuseppe Marmo. È l’inno di Davide e dei suoi compagni dell’Associazione Sportiva Kodokan, che qui non vengono per “riabilitazione”, ma per diritto di cittadinanza. Il concetto è semplice, ma la sua applicazione è rivoluzionaria: Lo sport per la disabilità non è un sussidio, ma il catalizzatore dell’autonomia. Non si tratta di ginnastica, ma di strategia, di sudore, di obiettivi da raggiungere e, soprattutto, di squadra.

Lo vediamo nel mini-documentario  “Fuorigioco dall’Ombra” che accompagna questo articolo. Le telecamere entrano nel vivo degli allenamenti del Kodokan Napoli ONLUS, ma non per mostrare l’ostacolo, bensì la soluzione. La vera narrazione non è il limite fisico, ma la straordinaria architettura sociale che l’Associazione ha saputo costruire intorno ad esso.

Davide, che in campo è un faro per i suoi compagni della Scintilla, ci racconta senza filtri la sua trasformazione: «Prima lo sport era un appuntamento con la frustrazione, una cosa che facevo perché dovevo. Adesso giocare a calcio è una dipendenza, nel senso più bello: Dipendo da loro e loro dipendono da me. Il giorno in cui ho sentito l’urlo della panchina non è stato per me, ma per un’azione che ho creato io per la squadra. Quello è l’inizio dell’autonomia vera.»

Dietro ogni passaggio, ogni canestro, c’è una rete di operatori, famiglie e volontari come Gianluca Punzo, Mariagrazia Procentese (La Scintilla Onlus) e Rosario De Rosa che agiscono con una profonda etica solidale. Lavorano per smontare l’idea che la persona con disabilità sia un eterno assistito, trasformandola in risorsa attiva per la comunità. Lo sport diventa così una metafora potentissima della società che vogliamo. Un luogo in cui le regole sono adattate per garantire equità a tutti.

Gianluca Punzo, Direttore Culturale del Kodokan, lo riassume così: «Quando i nostri ragazzi escono da qui, non hanno solo imparato a tirare a canestro o a calciare. Hanno imparato il valore del proprio contributo, la disciplina, la fiducia. Hanno sviluppato il ‘muscolo inatteso’ che non si allena in palestra: Quello della responsabilità civica. Ed è questo il nostro vero successo.»

Un successo che è una provocazione, un monito, e una bellissima lezione di vita per tutti:“L’inclusione non è un gesto di carità, ma l’impegno costante a costruire una rampa – o in questo caso, un campo da gioco – dove tutti possano, finalmente, correre la propria gara”.

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