La voce dei colori
Il mondo delle persone neurodivergenti, e in particolare quello degli autistici, è una realtà che non può e non deve essere esclusa. Al contrario, va integrata, riconoscendo il loro modo di pensare e di “colorare” la vita con tonalità uniche. Questo percorso, per me e per mio figlio Salvatore, è iniziato molti anni fa.
Il viaggio è partito quando Salvatore era ancora piccolo, grazie a un’associazione che era l’emanazione diretta del Centro di Ricerca ASL 20. Sotto la guida del Dottor Brighenti, nostro direttore scientifico, abbiamo abbracciato il modello SIFNE (Sviluppo Integrale Neuropsicologico Evolutivo della persona).
L’approccio si basava sulla comunicazione integrata del corpo e sulla facilitazione della scrittura, sempre rispettando le capacità individuali. Molte persone autistiche, in quel periodo, dimostravano una spiccata tendenza a esprimere la propria interiorità attraverso l’arte e i colori.
Questo cammino ha avuto il suo culmine circa dieci anni fa con un progetto regionale chiamato proprio “La voce dei colori”. Lo scopo era far emergere le singole capacità delle persone autistiche. Osservando i disegni che ne scaturivano, si poteva scorgere la profondità delle loro emozioni: montagne tortuose e improvvisi rialzi che sembravano rappresentare la sofferenza interiore. Poi apparivano paesaggi, anche marini, con sentieri emotivi tortuosi, quasi a voler esprimere pulsazioni profonde e complesse.
Un progetto sperimentale
Ancora prima, il percorso era cominciato a via Zanfagna con un progetto sperimentale sull’autismo. Con la nostra associazione, “Oltre il Muro”, e la collaborazione della Regione Campania, in particolare con l’assessore Nino Daniele e la dirigente delle politiche sociali Mariagrazia Falciatore, abbiamo lavorato per valorizzare il potenziale delle persone autistiche.
Uno dei punti cardine era la pittura, dove gli autistici si sentivano liberi di colorare non solo i fogli, ma anche le pareti, esprimendo i colori del loro cuore e della loro anima. L’arte ha la capacità di far emergere il profondo travaglio psicologico delle persone autistiche, ma al contempo le libera, permettendo loro di mostrare altre capacità nascoste. Il Dottor Brighenti seguiva l’andamento del progetto con visite e colloqui costanti, e il lavoro è continuato l’anno scorso con il progetto “Capability”. ( di Gaetano Marotta )

