In Puglia e in tutta Italia, migliaia di famiglie convivono in silenzio con la disabilità grave e la non autosufficienza. Prendersi cura di un proprio caro non è un semplice dovere privato, ma un impegno di pubblica utilità che sostiene un sistema socio-sanitario pubblico spesso insufficiente. Eppure, per le istituzioni i caregiver continuano a rimanere figure “invisibili”.
Il paradosso dell’ISEE e l’ingiustizia attuale
L’accesso ai sostegni e alle tutele è oggi vincolato all’ISEE familiare, un meccanismo iniquo che penalizza fortemente i nuclei assistenziali:
Penalizzazione del nucleo: Il reddito da lavoro di un familiare fa “monte”, escludendo il caregiver dalle agevolazioni necessarie.
Scelte drammatiche: Molti si vedono costretti a rinunciare alla carriera o al tempo pieno per assistere, precipitando nella precarietà economica.
Niente pensione: Chi abbandona il lavoro per assistere un caro non accumula contributi, andando incontro a una vecchiaia priva di tutele.
La proposta concreta in 3 punti:
Superamento dell’ISEE familiare: Valutazione dell’accesso ai sostegni basata esclusivamente sulla situazione economica e personale dell’assistito o del caregiver (nucleo ristretto).
Indennità e pensione per chi non lavora: Riconoscimento di un assegno mensile di cura e dei contributi figurativi INPS per chi assiste a tempo pieno con reddito personale entro i 15.000 euro.
Servizi e sollievo per chi lavora: Accesso prioritario ad assistenza domiciliare integrata (ADI), centri diurni e piani di respite care con supporto psicologico per prevenire il burnout.
«Restituire dignità e diritti ai caregiver significa costruire una società più equa, inclusiva e giusta. Il tempo dell’invisibilità è finito: servono tutele immediate, diritti certi e rispetto»
Comunicato stampa – Anna Gjeka (RDR Puglia)

