Accettare una diagnosi e imparare a guardare il mondo con occhi diversi può trasformarsi in un percorso di profonda crescita personale e familiare. È questo il messaggio centrale emerso durante l’intervista, che ha visto ospite la scrittrice Paola Martoglio
L’autrice ha presentato il suo libro, intitolato “Mio figlio è un universo parallelo”, un’opera nata dall’esperienza personale con il figlio Andrea. La particolarità della storia risiede nella scoperta tardiva della condizione del giovane, arrivata a 26 anni dopo un lungo periodo in cui la neurodivergenza era rimasta “mascherata”.
Dagli appunti al libro: un percorso terapeutico
Come raccontato nell’intervista, la scrittura non è nata inizialmente con l’intento di pubblicare un libro, ma come una forma di autoterapia e introspezione. Mettere nero su bianco pensieri e ricordi ha permesso all’autrice di ripercorrere ventisei anni di vita, affrontando i propri sensi di colpa e rielaborando il passato.
Il libro non si limita a raccontare la storia di Andrea, ma offre un ritratto intimo del punto di vista di un genitore, mettendo a nudo emozioni, timori e la complessa ricerca di equilibrio di fronte a una nuova consapevolezza.
Oltre la paura della diversità
Nessuno “spoiler” sugli eventi scatenanti o sulle tappe specifiche del percorso; ciò che emerge con forza dall’intervista è un messaggio di grande ottimismo: la dimostrazione che con l’informazione, la comprensione e il giusto supporto è possibile superare i momenti di stallo e ritrovare un cammino d’autonomia e serenità.
Il libro “Mio figlio è un universo parallelo” (Neos Edizioni) è disponibile su diverse piattaforme online e nelle librerie.
